Terapie in ospedale

198361_380289435358162_1858097177_nQuando due mesi prima ci avevano chiesto di aiutare una sorella essena di Torino che avrebbe subito un importante intervento alla colonna vertebrale nella nostra zona, ci era venuto quasi da ridere.

Ele ed io avevamo già finito da un anno il triennio base di Terapie Egizio Essene ed eravamo in qualità di assistenti a quello di Milano, ma un conto è trattare una stanchezza, un’emotività, un ricentraggio… un altro è un intervento di quel genere!

Vabbè, ci siamo detti che avremmo fatto il possibile, ma nonostante la nostra voglia di usare al meglio quello che abbiamo imparato, abbiamo pensato ad un po’ di compagnia, ad andare a prenderla alla stazione, cose del genere.

Trascorsi i due mesi, quando siamo tornati dal base di Milano, abbiamo telefonato a S. convinti che il giorno dopo l’avrebbero operata, ma con nostra sorpresa ci ha risposto una sua amica, dicendoci che era sotto i ferri già da alcune ore.

Che peccato non riuscire a vederci prima, a conoscerci un po’, almeno parlare, senza presentarsi il giorno dopo l’intervento, con ancora le nebbie dell’anestesia magari, come due perfetti sconosciuti.

Ma ormai era troppo tardi.

Siamo andati per la prima volta dopo due giorni.

Entrando dentro l’ospedale di Torrette, come due scolaretti al primo giorno di scuola, cercavamo di farci forza uno con l’altra, come ormai facciamo da tanto, senza sapere bene cosa avremmo fatto, se poi avremmo fatto qualcosa visto l’ambiente e ridevamo sul fatto che se ci avessero visto far terapia, forse ci avrebbero rinchiuso alla neuro.

Poi entriamo nella sua stanza.

L’aria improvvisamente cambia, lo spazio si annulla, il tempo si annulla e noi non siamo piu noi.

La vediamo, lì sul letto a contorcersi dal dolore. Ci avviciniamo.

S. apre un attimo gli occhi e ci guarda.

Ci perdiamo in quegli occhi che implorano una tregua da quel dolore impossibile.

La persona che è lì davanti a noi è una perfetta sconosciuta, ma in lei vediamo nostra madre, nostra sorella, nostra figlia…

L’unica cosa che vogliamo è aiutarla.

Ma è un voglio diverso da quello che si usa per un gelato o per qualsiasi altra cosa. E’ un voglio/devo/voglio, che alla fine diventa un posso!

Siamo in quel posto e in quel momento come se tutto cio fosse già stato deciso, come se fosse già successo.

E dentro quel corpo che non conosciamo, c’è un’anima familiare.

Le prendo la mano senza neanche rendermene conto, la guardo con tutto l’amore che ho e non potrei fare altrimenti. Non è una forzatura, non lo faccio cercando di farlo nel modo giusto.

Mi giro a guardare Ele, anche se non avrei bisogno di farlo.

Come al solito so già quello che pensa, quello che prova e che come me è già desiderosa di fare, di dare. Trovo conferma a tutto questo guardandola e sento in lei un emozione forte quanto la mia.

Buongiorno S.! Come stai?” le chiedo.

Richiude un attimo gli occhi e poi li riapre, come mettendoci a fuoco per la prima volta.

Ovviamente immagina chi siamo.

A 500 km da casa non possiamo che essere noi.

Ma il suo riconoscerci va oltre al sapere mentalmente chi siamo. Lei ci guarda le anime e le riconosce, siamo la promessa d’aiuto del cielo in carne ed ossa.

Malissimo” ci risponde con una voce molto debole.

La sua amica sa cosa siamo venuti a fare e non si scandalizzerebbe di certo a vederci fare terapia, ma ne approfitta per andare a fare una telefonata.

Anche i parenti del vicino di letto improvvisamente escono.

Ma anche se ci fossero state 100 persone non sarebbe più stato un problema.

Ci armonizziamo con S.,creiamo il nostro spazio sacro, le chiediamo gentilmente il permesso di farle terapia, chiediamo l’aiuto dei maestri e cominciamo.

Quello che è successo poi è difficile tradurlo in parole.

Fare una terapia non è un termine corretto, forse lo sarebbe di più “essere” una terapia.

In quel momento, mentre le tue mani vanno sui nadi, i tuoi occhi guardano “oltre”.

Ma le tue mani non sono “tue”! Come non lo sono gli occhi.

C’e’ un’altra forza che si serve di quelle mani e di quegli occhi.

Ha un’origine lontanissima, nel tempo e nello spazio, ma allo stesso tempo ce l’hai dentro al cuore.

E mentre lasci uscire il suono come se fosse la cosa più naturale del mondo, la memoria ritrova emozioni dimenticate, visi orientali, odore di sabbia e di deserto, gesti familiari.

Tutto ciò non ha niente a che vedere con l’ego. Sei perfettamente cosciente in quel momento di non essere tu a fare. Sei solo un fortunato spettatore cui la vita ha dato l’immensa fortuna di poter vivere quello. Sei un delegato, un portavoce di una sapienza e di un amore indescrivibile.

Ma la gioia di vedere gli occhi riaccendersi e il calore di sentirsi dire grazie dal profondo…

S. ci ringrazia di averle dato così tanto.

Siamo stupiti! Tu ringrazi noi? Dovremmo essere noi a ringraziare te per questa emozione incredibile.

Usciamo con la promessa di tornare i giorni seguenti.

L’ospedale si è trasformato nell’unico posto in cui è valsa la pena stare veramente.

Usciti all’aria aperta ci ricarichiamo alla luce del sole e ci fermiamo un pò per elaborare.

Se tutta la strada fatta, il tempo ed il denaro per seguire i corsi sono serviti anche solo per questa mattina, allora sono stati spesi bene.

Siamo tornati da S. ovviamente.

Dal giorno seguente stava già molto meglio, non tanto per il dolore ma almeno era più lucida nonostante i sedativi.

Abbiamo fatto altre terapie, lei essendo molto più brava ed esperta di noi ci spiegava cosa e come farlo e noi cercavamo di eseguirlo, mettendoci tutto il cuore possibile.

E’ stata un’insegnante molto brava e molto dolce.

Non vogliamo condividere questa esperienza come un vanto!

Abbiamo deciso di farlo perchè abbiamo peccato di eccesso di umiltà e vorremmo impedirvi di fare lo stesso errore. A tutti coloro che hanno seguito il corso come noi vorremmo dire:

non sentitevi mai poco, non sentitevi mai inadeguati, non pensate mai di non essere abbastanza esperti per poter fare qualcosa.

Non siamo noi a fare, il nostro compito è solo quello di andare dove c’è bisogno della terapia, metterci a disposizione con cuore pulito e mente vuota, presenti e fiduciosi.

Qualsiasi cosa succederà poi, sia essa niente od un miracolo, sarà cosa buona e giusta.

Un abbraccio di luce a tutti, Eleonora e Marco

7 commenti su “Terapie in ospedale”

  1. Grazie carissimi amici per questa esperienza così profonda e toccante che di cui ci avete fatto dono. Grazie perchè la verità emerge oltre le parole e una grande fiamma si riaccende …una grande forza….di portare il dono che abbiamo ricevuto!
    Dal profondo del cuore Grazie!
    Annamaria

  2. GRAZIE ..ho letto queste parole in un momento importante e mi avete aiutato a capire. Grazie di cuore!!

  3. è stato molto difficile tradurre in parole quello che abbiamo vissuto, Grazie a tutti voi per aver capito il verso significato della nostra esperienza. Eleonora e Marco

  4. maria teresa lepre

    grazie ..grazie e ancora grazie…sono commossa…ho capito ed ora mi è piu’ chiaro!

  5. Maria Helena

    Un grande grazie di cuore per avere condiviso con tutti noi la vostra toccante sperienza.
    Grazie di esserci! Siete magnifici (lo avevo sentito la prima volta che vi ho guardato :-)))!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *