EGITTO 16.3 – 24.3.2013 Milano 2011 – Senigallia 2010

di Paola e Geraldine

Cari amici esseni,

eccovi qualche riflessione sul breve ma intenso viaggio fatto da alcuni studenti dei gruppi di Senigallia e Milano, simbolo del più lungo viaggio intrapreso da tutti noi molto tempo fa in questa magica terra, che sicuramente ci ha visti attori negli anni in  molti ruoli diversi e i cui insegnamenti ci hanno fatto e ci fanno da guida ancora oggi. Ovviamente questa non vuole essere una descrizione completa di ciò che abbiamo vissuto ma solo una raccolta di impressioni. Qualsiasi aggiunta o correzione è benvenuta !!!

La prima tappa del viaggio è la piramide di Dashur, detta piramide rossa. L’impatto agli occhi è forte, la piramide si staglia bellissima e imponente sul cielo blu e un falco che si posa vicino all’entrata ci porta il saluto del dio Horus e ci conferma che siamo al posto giusto ! Entriamo nel grembo della piramide attraverso uno stretto e buio cunicolo che ci conduce alla sala del parto dove, sotto la guida di Bernard, ascoltiamo il profondo legame con la Madre Terra e ci lasciamo rinascere. Ci spogliamo del vecchio per lasciare il posto ad uno sguardo più innocente e libero di gustare i doni che il viaggio ci farà. La prossima sale è quella del battesimo, dove percepiamo l’energia dell’acqua che ci pulisce. Queste due sale ci preparano all’ultima, la sala della visione : solo dopo esserci ancorati alla Terra e purificati nell’Acqua possiamo volare alto nel cielo della coscienza. Sentiamo che questo è il vero inizio del nostro viaggio !!!

Il secondo giorno è la volta del Tempio di Abydos, o tempio della serenità. All’interno troviamo sette cappelle che corrispondono ai sette corpi sottili. Ci ritagliamo del tempo per camminare tra le cappelle e ascoltare, è questo il tema del viaggio !!! Bernard ci spiega perchè la porta di fondo della cappella del terzo corpo sottile sia aperta mentre le altre siano chiuse:  in quest’epoca il corpo sottile più attivo è quello emozionale, questo è il punto in cui l’umanità si trova e ci viene chiesto di contribuire ad aprire le altre porte, « agendo » la qualità di cuore (walk the talk), portandola in parole e gesti del quotidiano.

Di fianco al tempio principale, visitamo un’altra struttura, diversa per architettura e decorazioni, fatta di enormi blocchi perfettamente incastrati tra di loro, che ricordano il Machu Pichu, e priva di qualsiasi decorazione se non per due fiori delle vita, simboli di un’auspicabile armoniosa unione tra gli uomini. Il messaggio che ci lasciano è che non è più tempo per camminare da soli, ma è arrivato il momento di cammiare insieme per andare più lontani. Ci appare evidente come questa costruzione abbia un’origine non umana e Bernard ci spiega che la sua probabile natura sia atlantidea.

Nel pomeriggio facciamo visita velocemente al tempio di Dendera, o tempio dell’Amore. Scendiamo nella cripta dei segreti dove troviamo raffigurazioni di strane teconologie antiche ma molto avanzate, ancora oggi difficili da decifrare ma lasciateci in dono dagli allora sacerdoti come aiuto per l’umanità.

Dopo la prima notte in barca, cullati dalle acque del Nilo, eccoci all’entrata del Tempio di Luxor. Entrare non è così semplice come si potrebbe pensare, infatti  per poter accedere al tempio gli iniziati di allora e di oggi dovevano percorrere un lungo viale sotto gli sguardi delle misteriose sfingi.

Ci lasciamo tutto il tempo per questa iniziazione e per lasciare che gli sguardi di queste creature con corpo di leone e testa umana agiscano dentro di noi. L’esperienze è toccante per tutti, come se ognuno ripercorresse attraverso gli sguardi delle sfingi le tappe delle nostre numerose incarnazioni. Come ci raccontaValeria  alla fine del viale e che ci trova tutti concordi : « siamo stati foglia, acqua, rami, roccia, uccello, vento, montagna, sole…siamo stati assassino e assassinato, vittima e carnefice… » attraverso gli occhi dell’uno accettiamo l’altro ma non siamo né l’uno né l’altro, siamo l’essenza di tutto ciò ! E con questa profonda comprensione e accettazione siamo pronti per entrare nel tempio dell’Uomo, che riproduce il corpo umano dai piedi fino alla testa. Bernard ci lascia il tempo di esplorare senza giudizio questo corpo e trovare il punto dove i nostri piedi si fermano, che corrisponde al tema che stiamo affrontando in questo momento, il tutto nell’accoglienza dell’energia femminile che permea questo antico luogo di terapie e di studio.

È un’energia completamente diversa quella che troviamo al Tempio di Karnak. Qui ci accoglie un viale di Arieti, simbolo della forza della mente, che ci annuncia un’energia decisamente più maschile e di potere. Questo infatti era un tempio di insegnamento più che di guarigione.

Luxor e Karnak rappresentano il modo ideale di decidere, unendo maschile e femminile, ragione e istinto.

Alla mattinata intensa segue un pomeriggio decisamente più riposante nell’acqua della piscina sulle acque del Nilo…ci vuole !

La prossima tappa è il Tempio di Edfu, che ci lascia senza fiato per la sua maestosità. Le pareti e le figure incise sembrano toccare il cielo e ci trasmettono la qualità di questo tempio dove veniva insegnato e praticato il valore della potenza, in contrapposizione al potere. Se il potere del tempio di Karnak era decisamente maschile, qui si respira un’energia che seppur  maschile è meno centrata sull’individuo e più votata al servizio della comunità, un’energia di potenza più che di potere.

Il pomeriggio lo dedichiamo al Tempio di Kom Ombu. Il tempio ha una struttura perfettamante simmetrica e quindi magica per gli antichi, dedicata a due divinità : il Dio coccodrillo, Sobek e il Dio falco, Horus dei due orizzonti. Era un tempio di cura dove a seconda della patologia del paziente veniva insegnata o l’arte dell’abbandono di Sobek che come il coccodrillo si lascia trasportare dalle acque del Nilo o l’arte dell’azione mirata di Horus, che come il falco, con la sua visione a 360 gradi, mira all’obiettivo senza disperdere la propria energia. Qui sperimentiamo l’effetto dell’energia di Sobek e Horus posando le mani sulle 2 pietre corrispondenti all’interno del tempio.

Sempre in una barca ma più piccolina ci rechiamo al Tempio di Philae, tempio di LunaSole, dedicato a Iside. Ciò che ci viene chiesto in questo tempio è di mescolare i diversi aspetti del femminile, la nostra Lilit e la nostra Eva. E la meditazione della cascata condotta da Bernard ci fa proprio rimescolare questi nostri aspetti, con l’intento di, come fa la cascata, scavare nel profondo e portare a galla le nostre parti più buie.

È sulla gobba del simbolo dell’Egitto, il dromedario, qui chiamato cammello, che raggiungiamo il monastero di S.Simeone e chi fa meno resistanza al movimento del cammello, fa un viaggio decisamente più piacevole e rilassante.

Questo è uno dei primi monasteri cristiani dove giungevano malati da molto lontano per farsi curare; molti di loro poi rimanevano coma monaci e si occupavano dei bisognosi. Percepiamo che molti di noi già conoscono questo luogo di compassione, dove i malati venivano curati con l’unica medicina dell’Amore  e facciamo parecchia fatica e lasciarlo, come se ci allontanassimo da casa. Ci rendiamo però conto che la stessa qualità d’Amore la portiamo nei nostri cuori e possiamo usarla anche ai nostri giorni.

Dapo un viaggio in treno e riposo in cuccetta arriviamo al Cairo dove ci dirigiamo verso la il Monastero di Saint Samaan, un’imponente cattedrale copta scavata nella montagna che come ci spiega il prete copto che incontriamo e a cui possiamo fare domande, ha potuto essere costruita grazie ad un miracolo : « dopo tre giorni di preghiera di Saint Samaan, la montanga si staccò e permise la costruzione della chiesa ».

All’interno della chiesa Bernard ci fa chiudere gli occhi e subito percepiamo una forte energia ondulatoria, come se fossimo su una barca ; alcuni la percepiscono più nel bacino e altri nella testa. Questa sensazione ci mostra il tentativo dell’anima di uscire dal corpo attraverso la corda d’argento per intraprendere un viaggio astrale; chi la percepisce più nella testa è perchè ha la zona del bacino più appesantita da paure , chi la percepisce più nel bacino è perchè ha la testa più appesantita da pensieri.

Nel quartiere copto si trova la Chiesa di S. Sergio, dove si dice si sia rifugiata la Sacra Famiglia in fuga da Erode. Non ci è permesso di accedere direttamenta alla cripta ma meditiamo alla base delle scale e qui veniamo avvolti da un’energia sacra, come se la nostra anima venissa accarezzata e nutrita dall’energia del Cristo.

Passeggiando per la Chiesa notiamo un dipinto dell’’ultima cena di Gesû e Bernard ci fa notare come sia abbastanza chiaro che uno degli apostoli si una donna, probabilmente Maria Maddalena.

Dopo un pasto delizioso a base di falafel (e questo sì che era un falafel !!!) ci dirigiamo verso la Moschea di Amr Ibn al-As, dove abbiamo il privilegio di incontrare alcuni rappresentanti dell’Islam : uno sceicco, un italiano di padre egiziano da qualche anno convertito all’ Islam e tre giovani donne.

L’ingresso alla moschea è separato per uomini e donne e alle donne viene chiesto di mettere un mantello verde con cui coprire il corpo e il capo. Alcune di noi si ribellano ; si percepisce come la maggior parte di noi veda questa copertura come un atto di limitazione alla nostra libertà di essere donne e poter mostrare la nostra femminilità-

Mentre parlano gli uomini e ci spiegano i principi della loro religione, la nostra voglia di ribellione sale ; sentiamo dentro di noi delle forti resistenze e pregiudizi verso una modalità maschile che percepiamo come impositiva  e che rende difficile l’apertura di cuore dalle due parti. Queste resistenze si sciolgono poi in un attimo quando invece la parole passa alle donne ; ci commuove particolarmente la testimonianza di Ranja, l’unica delle tre donne presenti che porta il velo completo.

Sentiamo che Ranja, malgrado la religione diversa, parla la nostra stessa lingua,  la lingua del Cuore che va oltre ogni differenza di abito e ideologia. Lo testimoniano il silenzio rispettoso con cui il gruppo la ascolta e gli abbracci che ci scambiamo in segno di fratellanza e riconoscimento alla fine dell’incontro.  Ci rendiamo conto che la spiritualità scelta e vissuta come percorso di vita è uguale per tutti gli esseri umani !

L’ultima giornata in Egitto prevede la „ciliegina sulla torta” come la chiama Bernard, la visita alla Sfinge e alla grande piramide di Cheope.

Alle 8 siamo già ai piedi della sfinge, un privilegio che viene concesso a pochi. Al cospetto della Sfinge abbiamo la sensazione che il tempo si fermi e di entrare in una dimensione sospesa tra Cielo e Terra. La maggior parte del tempo lo passiamo in meditazione e silenzio,  tentando di sintonizzarci col messaggio Universale che la Sfinge trasmette all’umanità. Sentiamo che la Sfinge  è un portale la cui sede eterica si trova tra le sue zampe. È come se fosse una grande antenna, con cui potersi collegare agli dei. Qui è stato fatto un accordo di mutuo aiuto tra Stelle e Terra. La Sfinge col suo corpo di Leone e testa d’Uomo ci dice di lasciar vivere e accogliere la nostra parte più animale ; è quella che, se integrata, ci permette di collegarci al Divino. Qui ai piedi della Sfinge ci viene chiesto di lasciare le nostre zavorre, i nostri dubbi e le nostre paure e di voltare pagina per seguire l’accelerazione della vibrazione terrestre. Bernard ci dice : « a noi privilegiati, a cui è dato di percepire l’energia che permea la Sfinge, è chiesto di anticipare l’umanità e di portare nel mondo il messaggio di Luce ». Bernard ci dà la testimonianza della sua esperienza, visto che anche per lui è la prima volta ai piedi della Sfinge : sotto la Sfinge si trova una biblioteca eterica dove si trovano delle sfere di Luce, contenenti i diversi doni che possiamo sviluppare : la profezia, la lettura dell’aura, la canalizzazione, ecc., come un’anticipo della nuova umanità. Ad ognuno di noi la scelta di accogliere o meno questi doni e salire sulla barca sacra della coscienza.

Prima dell’ingresso alla Grande Piramide Bernard ci porta in una piu’ piccola per farci « allenare » ad entrare in contatto con gli spiriti protettori di queste sacre costruzioni, i gin.

Sentiamo che dobbiamo familiarizzare e fare pace con le nostre paure e pensieri per poter accedere alla Piramide come soglia energetica verso una coscienza superiore.

All’ingresso della grande piramide proviamo una grande emozione e dobbiamo attraversare cunicoli  lunghi e stretti per accedere alla sua sala centrale, chiamata Camera del Re, sede del sarcofago monolitico.

Bernard riesce magicamente a negoziare per noi dieci minuti di solitudine in questa sala (grazie alle sue doti diplomatiche convince le guardie a non far entrare nessuno) e qui sentiamo che il cuore energetico della grande piramide è come privo di gravità.

L’atmosfera è solenne e ci permette di raggiungere una dimensione che ha una qualità nuova, completamente diversa da tutti gli altri posti. Sentiamo qui davvero la possibilità di vivere il collegamento con le stelle a condizione di riuscire a liberarci dei pesi inutili che ci tengono legati al mondo delle paure per poter volare in alto.

Durante i 10 minuti che le guardie ci concedono ci godiamo il silenzio, in contrasto al grande caos di cui abbiam fatto esperienza nei minuti precedenti . È un silenzio animato dalla presenza di forme di vita divine, e Bernard ci spiega come, nel sarcofago che vediamo, Gesu’ abbia passato tre giorni per poi ricevere l’iniziazione all’energia cristica.

Si percepisce come ognuno di noi abbia bisogno di tempo per ascoltare il messaggio sottile di questo luogo e quando siamo pronti usciamo, con la sensazione di dover ancora integrare i grandi doni che abbiamo ricevuto. Il compito ora è di custodirli e metterli in pratica nella vita di tutti i giorni.

 

 

 

POESIA PER BERNARD ALLA FINE DEL VIAGGIO:

Questa è la storia di un viaggio speciale, con una guida dal cuore eccezionale.

La prima importante unione è stata il momento della fusione.

Milano e Senigallia si sono conosciuti ed immediatamente si sono piaciuti.

Nel primo buco si sono infilati e della piramide rossa si sono innamorati.

E via di corsa al museo Egizio, dove di buttarci fuori si sono tolti lo sfizio !

Ed  adescandoci con programmi interessanti, ci rubava di sonno preziosi istanti.

Ma il gruppo immediatamente lo perdonava, quando lui in un altro buco si infilava.

Da domande assillanti veniva travolto, ma comunque impassibile rimaneva il suo volto.

L’unico momento in cui si crucciava era quando nel geroglifico un simbolo non decifrava.

Hui Hui Hui caro talpino, anche tu sei un essere umano !!!

Vortici, onde, spirali e bollicine, sempre piu’ stordite le nostre talpine.

E con la scusa di fare i ricercatori, via in un nuovo tempio a fare i roditori.

Caro Bernard ti perdoniamo levatacce, fatiche e sudate,

che nel viaggio non son mancate,

se nella prossima incarnazione ci prometti una promozione !

Da talpa a cammello di evolver speriamo, ma se non funzionasse con un bakshish proveremo.

La tua generosità e le tue parole rimarranno scolpite nei nostri cuori amorosi, e non verran facilmente cancellati da gin dispettosi.

Oltre a queste parole un altro dono ti vogliamo fare,

affinchè altri buchi per noi tu possa trovare.

 

GRAZIE !

3 commenti su “EGITTO 16.3 – 24.3.2013 Milano 2011 – Senigallia 2010”

  1. Siete fantastiche! Grazie per questo bellissimo racconto…di questo indimenticabile viaggio.!
    Grazie per avermelo fatto rivivere! Un abbraccio di cuore Annamaria

  2. Veramente Grazie :-)!!! leggendo ho realizzato che non è stato tutto un sogno meraviglioso ma una reale avventura vissuta insieme! Un abbraccio a tutte due

  3. Grazieee! Attraverso i vostri occhi, le vostre parole e il vostro cuore… è stato un po’ come essere lì con voi.

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